Ricostruire il lavoro per restare in Friuli

A Pordenone le voci della rinascita dopo il sisma grazie al docufilm ideato dalla cciaa e realizzato da Sky. Presentato questo pomeriggio (29 ottobre) nella sede degli industriali il docufilm ideato dalla Camera di Commercio di Pordenone-Udine con Sky | Il Vicepresidente Agrusti richiama le scelte difficili del 1976, Mariotti (Head of Documentaries Channel del network) l’orgoglio custodito nei racconti familiari | Da novembre su Sky Documentaries e NOW
Le licenze provvisorie per fare il pane, i forni mobili nelle aree terremotate, le chiavi delle roulotte consegnate agli imprenditori perché potessero continuare a lavorare: nelle carte della Camera di Commercio sono rimasti i segni di una quotidianità da ricostruire dopo il sisma del 1976. Da quell’archivio e dalle voci di chi ripartì nasce «Bisognava andare avanti – La rinascita del Friuli dopo il Sisma», il docufilm ideato dall’Ente in collaborazione con Sky, presentato nella sala convegni di Confindustria Alto.
A cinquant’anni dal terremoto, il progetto riporta l’attenzione sulle persone e sulle decisioni che resero possibile la ripresa. L’indagine nell’archivio storico e nel Registro delle Imprese dell’Ente camerale ha rintracciato aziende delle province di Udine e Pordenone già attive nel maggio 1976, o nate nei mesi dell’emergenza, ancora oggi sul mercato. Alcuni di quegli imprenditori hanno affidato al documentario le proprie testimonianze, nelle quali la storia delle attività produttive si intreccia con quella delle famiglie e dei paesi.
Michelangelo Agrusti, Vicepresidente della Camera di commercio di Pordenone-Udine, ha ricordato la scelta che orientò quel percorso: «Prima le fabbriche, poi le case e infine le chiese». Una successione che oggi può apparire acquisita, ma che allora dovette misurarsi con i bisogni immediati della popolazione. Senza il recupero del tessuto industriale, ha spiegato, il Friuli avrebbe rischiato una nuova ondata migratoria, a poca distanza da quelle che avevano già portato tanti abitanti all’estero e in altre parti d’Italia.
Quella priorità richiese strumenti e responsabilità precise; Agrusti ha richiamato il legame tra governo regionale e rappresentanza parlamentare, la collaborazione tra istituzioni ed economia e una legislazione capace di attribuire poteri ai sindaci e semplificare le procedure. Ha ricordato le piccole imprese del territorio impegnate accanto alle grandi aziende nazionali e la decisione di ricostruire i paesi «com’era e dov’era».(p>
Nel suo intervento è riaffiorato anche il ricordo personale dei primi giorni: l’impegno da scout per allestire le tendopoli e l’aiuto ai militari nella distribuzione dei pasti. Nel giudicare i risultati, ha osservato, occorre tenere presenti i sacrifici della popolazione. Il recupero dei paesi e delle attività economiche richiese tempo, con necessità che non potevano trovare tutte una risposta nello stesso momento.
A questa esperienza diretta si è affiancata la memoria ricevuta in famiglia: Mattia Mariotti, Head of Documentaries Channels Sky, originario di queste zone e nato dopo il sisma, ha spiegato di aver conosciuto quella vicenda attraverso i racconti ascoltati da bambino. Di quelle parole gli è rimasto soprattutto un sentimento: «Ricordo perfettamente soprattutto l’orgoglio».
Il legame personale con il Friuli ha contribuito al suo coinvolgimento nel progetto. Mariotti ha descritto il documentario come una storia di caduta e rinascita: la conoscenza di persone che avevano attraversato il terremoto ha orientato il lavoro per restituire un’esperienza locale che appartiene alla storia italiana.La presentazione di Pordenone segue l’anteprima di Udine del 26 ottobre; da novembre il docufilm sarà proposto in esclusiva su Sky Documentaries e in streaming su NOW, con una versione sintetica di trenta minuti su Sky TG24. Sarà poi reso disponibile sul canale YouTube ufficiale della Camera di Commercio, @camcompnud.
Agrusti ha indicato nelle scuole uno dei luoghi ai quali destinare questa memoria: per chi è nato dopo il 1976, le testimonianze permettono di comprendere il rapporto tra una fabbrica che riprende a produrre e una famiglia che può rimanere nel proprio paese. Un rapporto fatto di reddito, legami e prospettive, dal quale dipese anche la possibilità di tornare alla vita quotidiana.