Open Dialogues 2026: Rampini a Udine

«No ai catastrofismi sull'economia. In Medioriente atto finale di una guerra lunga 47 anni».
«Il nostro mestiere non è quello di svegliarci ogni mattina e di lanciare messaggi di panico e annunciare che è arrivata l'apocalisse».
È un forte invito alla lucidità e all'analisi pragmatica quello lanciato da Federico Rampini, direttore scientifico del forum “Open Dialogues for the Future”, in corso a Udine oggi e domani (giovedì 5 e venerdì 6 marzo), nella Chiesa di San Francesco Udine, con l’organizzazione della Camera di Commercio di Pordenone-Udine in collaborazione con The European-House Ambrosetti.
Davanti a una platea di istituzioni e imprenditori (chiesa sold out e centinaia di collegamenti anche alla diretta streaming su » https://opendialogues.eu/ (link esterno), nonché su SkyTg24, canale 511 e online), l'editorialista del Corriere ha tracciato un quadro geoeconomico che smonta molte narrazioni, a partire dai rapporti commerciali con gli Stati Uniti. Nonostante le previsioni disastrose legate al ritorno del protezionismo, «il 2025 – ha detto - si è confermato un anno positivo per l'export italiano». Le imprese, ignorando il frastuono dei "cosiddetti esperti", non sono fuggite ma «hanno aumentato gli investimenti negli Usa», riconoscendolo saldamente come il mercato predominante. A ulteriore rassicurazione sulla solidità democratica statunitense, Rampini ha ricordato che “la recente bocciatura dei dazi di Trump da parte della Corte Suprema dimostra che le istituzioni e i tribunali americani funzionano perfettamente”, smentendo le tesi di una deriva autoritaria.
Sul fronte geopolitico, Rampini ha inquadrato l'attuale crisi in Medioriente non come un evento improvviso, ma come «il capitolo conclusivo di una guerra che dura 47 anni». Dal 1979, infatti, «la teocrazia iraniana persegue la missione di distruggere lo Stato di Israele, cacciare gli americani e deporre la monarchia saudita».
In questo scenario, ha sottolineato Rampini, «l'America ha raggiunto un livello di influenza egemonica senza precedenti» sia nel Medioriente sia nelle Americhe, mentre «Cina e Russia si limitano al ruolo di spettatrici impotenti», ha rimarcato. Un elemento di forte rottura rispetto al passato è rappresentato dall'Arabia Saudita, che ha abbandonato il finanziamento del fanatismo per guardare oggi a Israele «non come il nemico da distruggere, ma il modello da Startup Nation».
In chiusura, Rampini ha invitato a guardare con fiducia alla rivoluzione dell'Intelligenza artificiale: respingendo le paure apocalittiche di stampo luddista, ha ricordato come il progresso tecnologico occidentale sia sempre stato il «massimo motore di progresso», garantendo storicamente lo sviluppo e la sopravvivenza di miliardi di persone a livello globale.
Dopo l’intervento di Rampini si sono susseguiti un panel geopolitico con Greta Cristini (Analista geopolitica, reporter e scrittrice), Gilles Gressani (direttore Le Grand Continent) e Arduino Paniccia (Presidente ASCE Venezia), e un panel geoeconomico con Veronica De Romanis (professoressa di Economia europea, Stanford University Firenze e LUISS Guido Carli), Markus Kerber (già Direttore Generale, Federation of German Industries – BDI in videocollegamenteo) e Luigi Buttiglione (ceo, LB Macro).