Energia e credito, la doppia pressione sulle imprese: «la sfida è ridurre le vulnerabilità»

Alla Camera di Commercio Pordenone-Udine l’analisi dell’economista Marco Martella: gas europeo a +225% da inizio anno, prestiti alle piccole imprese in calo del 4,6%
L’economia mondiale regge, ma l’incertezza si traduce in costi concreti per le imprese. Prezzi energetici volatili, finanziamenti onerosi e mercati in trasformazione comprimono i margini e possono frenare gli investimenti anche senza una recessione.
È il quadro illustrato dall’economista Marco Martella, già direttore delle sedi di New York e Trieste della Banca d’Italia, nel seminario «Economia in bilico», organizzato dalla Camera di Commercio Pordenone-Udine in Sala Bravo.
Il primo fronte è l’energia. Al 27 ottobre il gas europeo Ttf raggiunge 94,29 euro per MWh, il 225% in più rispetto all’inizio dell’anno; il Brent si attesta a 109,93 dollari.
Ma il problema non è soltanto il greggio: secondo i dati Aie richiamati da Martella, diesel, gasolio e gpl restano particolarmente scarsi. Un rischio diretto per logistica, agricoltura, costruzioni e attività produttive, mentre le oscillazioni dei prezzi rendono difficile programmare costi e investimenti.
Il secondo nodo è il credito, con differenze marcate tra dimensioni aziendali.
Ad agosto i prestiti alle piccole imprese risultano in calo del 4,6% su base annua, mentre quelli alle imprese maggiori crescono del 4,7%.
Per le nuove operazioni fino a un milione di euro il tasso medio è del 4,40%, contro il 3,30% per importi superiori: il confronto riguarda gli importi finanziati, non la dimensione delle imprese.
Non si registra una stretta creditizia generalizzata, ma il denaro costa di più e la domanda di finanziamenti per investimenti fissi si indebolisce; scorte, capitale circolante e rifinanziamenti sostengono invece parte del fabbisogno.
Sullo sfondo, una crescita italiana modesta: Banca d’Italia prevede un Pil 2026 a +0,9%. Nel secondo trimestre l’industria in senso stretto ha segnato -1%, mentre servizi e costruzioni sono cresciuti. Per il tessuto produttivo del Friuli Venezia Giulia, fortemente legato a manifattura ed export, il quadro richiama l’importanza di diversificare mercati e fornitori, contenere la dipendenza energetica e rafforzare la gestione finanziaria.
C’è poi l’intelligenza artificiale: gli investimenti globali sono già un motore della domanda, mentre i ritorni in produttività devono ancora concretizzarsi. Per le Pmi, ha sottolineato l’analisi, conta soprattutto l’adozione nei processi, insieme a competenze e capacità di adattamento.
Il messaggio conclusivo è emblematico: «Non possiamo sapere quale sarà il prossimo shock. Possiamo però decidere quanto vulnerabili vogliamo essere quando arriverà».