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Udine al centro della geopolitica: al via "Open Dialogues for the Future" nella Chiesa di San Francesco

 

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Inaugurata la quarta edizione del forum internazionale sui grandi temi globali. Rappresentanti istituzionali ed economici a confronto su economia, conflitti, innovazione ed energia in un mondo in rapida trasformazione.

In uno scenario internazionale sempre più instabile e imprevedibile, con un nuovo conflitto aperto in Medioriente, è iniziata ufficialmente a Udine, ospitata nella Chiesa di Francesco, la quarta edizione del forum "Open Dialogues for the Future", organizzato dalla Camera di Commercio Pordenone-Udine con The European House Ambrosetti e la direzione scientifica di Federico Rampini.

I lavori, moderati da Filippo Malinverno di Ambrosetti, hanno visto l'apertura con i saluti istituzionali e le riflessioni dei principali attori del territorio sulle attuali dinamiche di geopolitica e geoeconomia, che sostengono la manifestazione: Regione Fvg, Comune di Udine e Fondazione Friuli - e patrocinio di Unioncamere e Ministero delle imprese e made in Italy.

Il padrone di casa, il presidente camerale Giovanni Da Pozzo, ha dato il via ai lavori ricordando che il Friuli, con la sua forte vocazione all'export e la sua storica capacità manifatturiera, è una piattaforma naturale e aperta al dialogo internazionale. Davanti alle molteplici crisi geopolitiche che ridisegnano i flussi commerciali, Da Pozzo ha sottolineato che «l'Europa non può più muoversi in ordine sparso, ma deve sapersi organizzare e agire come un blocco unito», superando gli eccessi burocratici, ma soprattutto concentrandosi su priorità imprescindibili come innovazione, energia, strategia logistica e geopolitica. Il presidente ha riassunto il senso di Open Dialogues, «che ogni anno si innesta nel cuore di eventi straordinari che possiamo approfondire con esperti da tutto il mondo. Per capire meglio, per riflettere, per saperci orientare nella complessità: Udine e il Fvg diventano baricentro dell'analisi, essendo non più terra di confine ma cuore d'Europa».
Il sindaco Alberto Felice De Toni ha evidenziato il forte legame della città e del Friuli con il mondo intero, ricordando le storiche emigrazioni in realtà come l'Argentina, e ha ribadito che «la cultura rappresenta la prima infrastruttura di ogni Paese». Il sindaco ha inoltre sottolineato come la vera innovazione e la libertà di pensiero nascano spesso "in periferia", lontano dai modelli dominanti del centro.
Bruno Malattia, presidente Fondazione Friuli ha avvertito sul rischio che l'accentramento di tecnologia e finanza renda i territori periferici sempre più poveri e marginali. Di fronte a un panorama internazionale angosciante, in cui la forza sembra prevalere sul diritto, ha esortato tutti a un'assunzione di responsabilità, invitando a «respingere con fermezza le tentazioni del nazionalismo, della chiusura in se stessi e dei sistemi autocratici».
Il vicepresidente Cciaa Michelangelo Agrusti ha ribadito la necessità di studiare per comprendere i complessi scenari attuali al di là delle narrazioni ideologiche. Dimostrandosi ottimista sulla recente crisi in Medio Oriente con l'Iran, l'ha definita una sorta di "ingerenza umanitaria" necessaria contro una teocrazia che viola gravemente i diritti del suo stesso popolo, «auspicando una rapida risoluzione del conflitto che liberi la popolazione».
Il presidente Unioncamere Andrea Prete ha concentrato la sua analisi sulle fragilità economiche e strutturali dell'Italia e dell'Europa, a cominciare dal nodo dell'energia aggravato dai conflitti. Ha lanciato un forte appello per «rendere il Paese più indipendente dal punto di vista energetico», investendo non solo sulle rinnovabili ma guardando anche alle scelte strutturali di altri Paesi, spronando inoltre l'Unione Europea a superare la logica dell'unanimità per completare il mercato unico.
L'assessore regionale alle attività produttive e turismo Sergio Emidio Bini, chiudendo la sessione, ha elogiato la capacità dell'evento di affrontare i "cigni neri" che destabilizzano i mercati globali, bruciando capitali e facendo impennare i costi dell'energia per famiglie e imprese. Ha quindi chiesto «un'Europa più coraggiosa, capace di riformare il proprio mercato energetico e di dotarsi di vere politiche di difesa comune», smettendo di mantenere un comodo ma insostenibile status quo.

 

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