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Pordenonelegge: discorso inaugurale del presidente della Fondazione, Michelangelo Agrusti

Il testo integrale dell'intervento del Presidente della Fondazione Pordenonelegge.it al Teatro Verdi di Pordenone in occasione della cerimonia inaugurale della festa del libro con gli autori.

Potrei iniziare come Enzo Tortora: ma dove eravamo rimasti?
Ma poi, un'altra considerazione ha invertito il senso di quella domanda: noi non ci siamo mai fermati.
L'ultima edizione è stata nel segno della resistenza: di un territorio che aveva deciso di non arrendersi alla malattia, al declino, alla disperazione. Nelle sue fabbriche, nelle sue scuole, nei suoi teatri, nell'impresa della sua cultura.
Pordenonelegge fu il segno evidente di questa volontà tenace di resistenza di una intera comunità. Ed ancora oggi, ancora Pordenonelegge, interpreta pienamente il desiderio e la volontà di rinascita. Porta il vento impetuoso di una nuova primavera qui, oggi, in questo settembre che dovrebbe annunciare l’autunno. La Pordenone delle sue fabbriche, del suo commercio, del suo straordinario sistema formativo, delle tante eccellenze del suo territorio, affida al messaggio profondo, che arriva dalle pagine scritte dei libri la voglia, la passione di guardare al suo futuro. E oggi, questa formidabile volontà che ci sta portando fuori da questo tempo cupo, ci spinge ad abbracciare altri territori di questa nostra meravigliosa regione. Dal mare di Trieste e di Lignano Sabbiadoro alle pendici delle Dolomiti Friulane, a raccontare la potenza del pensiero rinchiuso in ogni libro, capace di generare un nuovo legame sentimentale, tra le genti che vivono, per dirla con Nievo, in questo piccolo compendio dell'universo.
E ripartiamo da Pordenone, da Trieste, da Lignano, tirando fuori dagli scaffali i libri fondativi della cultura del mondo nostro, facendo rivivere autori e protagonisti. Perché ci sono libri eterni, che hanno superato la dimensione del tempo, sono stati sfogliati per secoli da generazioni e popoli diversi. Sono nella libreria del mondo, dove la cultura del presente affonda le radici in quella di uno straordinario passato. Iniziamo dunque questa nostra Pordenonelegge.

E voglio ringraziare tutti coloro che hanno condiviso questa visione, dai soci della fondazione e della sua struttura, coordinata in modo così efficiente da Michela Zin e dalle sue collaboratrici, dai curatori guidati da GianMario Villalta.
E l’altra considerazione che abbiamo condiviso è che un evento come questo non può vivere separato dal farsi della storia, anche quella drammatica di queste settimane. La nostra empatia per il popolo afgano, così vergognosamente abbandonato dall’occidente, per quelle donne e per quei ragazzi, che avevano in questi anni conquistato diritto all'istruzione e crescente uguaglianza, ci ha convinti di dover rappresentare qui, oggi, un gesto, per adesso simbolico, di solidarietà, proprio nel segno della cultura. Così, ospiteremo un giovane scrittore afgano, che ha trovato in questa nostra terra, un luogo ed una famiglia accogliente, per scrivere e parlare della tragedia del suo popolo.

E adesso, tutti i grazie a quanti consentono ogni anno lo svolgimento di questa straordinaria festa del libro con gli autori. Innanzitutto le istituzioni, la Regione, Camera di commercio di Pordenone-Udine, Camera di commercio di Trieste, i sindaci delle città coinvolte e i tanti sempre più numerosi sponsor privati. E alle forze dell'ordine, sempre preziose nel garantire la sicurezza di tutti durante gli eventi.
Dunque ripartiamo, assieme ad un territorio che vive un tempo di straordinaria ripresa, assieme al nostro popolo, quello di Pordenonelegge che trova nella passione per le pagine scritte del libro, una splendida ragione per un'esistenza migliore.
Ma non possiamo e non vogliamo concludere questa apertura, giacché non viviamo in una bolla sterile, indifferenti al dramma che abbiamo vissuto e che in parte condiziona ancora le nostre vite, senza ricordare le vittime di questa guerra contro questo virus, nemico terribile e vigliacco. Se ne sono andate 3.800 nella nostra Regione. E nella maggior parte dei casi, senza un ultimo abbraccio dei loro cari, senza un saluto degli amici. Ci siamo assuefatti, noi, all'idea che si trattasse solo di numeri. Una quotidiana contabilità di morti. Ma erano donne, uomini. Erano i nostri nonni, i nostri padri, i nostri amici e amiche. Erano storie, affetti, vite, che mai avrebbero riempito le pagine di un libro. Vogliamo salutarli qui, oggi, che li abbiamo conosciuti oppure no, mentre questa festa del libro ha inizio. Dedichiamo a loro l'applauso del popolo di Pordenonelegge, in nome della comunità più grande. Credo che oggi sia questo il luogo giusto. Credo che questa sia la cosa giusta.

 

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