Iran e Medioriente, Vali Nasr: «Una guerra che deciderà il futuro della regione per decenni»

Secondo Nasr (Majid Khadduri Professor of Middle East Studies and International Affairs presso la Johns Hopkins University - SAIS) la strategia dell'Iran si è spostata dai corridoi aerei ai mercati energetici, trasformando il rischio economico in un'arma di pressione sugli Stati Uniti e sulla stabilità internazionale.
«Questa è la guerra che deciderà il futuro del Medioriente per i decenni a venire, indipendentemente dal suo esito».
Con queste parole Vali R. Nasr è intervenuto in videocollegamento durante l'evento udinese Open Dialogues for the future. Secondo Nasr, l'obiettivo di Israele ha superato la semplice distruzione dei programmi nucleari o missilistici: la finalità attuale, secondo il docente iraniano-americano, è “declassare l'Iran come Stato”, eliminando definitivamente il suo ruolo di attore regionale e trasformandolo potenzialmente in una realtà caotica simile alla Libia.
Dall'altro lato, gli obiettivi degli Stati Uniti appaiono meno definiti. Nasr ha evidenziato come la presidenza Trump abbia oscillato tra la volontà di colpire il nucleare e l'ipotesi di un "cambio di regime", arrivando a parlare recentemente di una "transizione di regime" sul modello venezuelano, senza però chiarire quale sia l'effettivo punto di arrivo o di vittoria per Washington.
L'Iran, consapevole di affrontare una superpotenza e l'esercito più avanzato della regione, ha adottato una strategia basata sulla sopravvivenza a lungo termine. Lo Stato iraniano si è riorganizzato per resistere anche in caso di eliminazione della propria leadership, distribuendo l'autorità operativa tra numerosi funzionari.
Il punto più critico dell'analisi di Nasr riguarda lo spostamento del baricentro del conflitto. Teheran ha deciso di non combattere solo sul piano militare convenzionale, ma di spostare la guerra sui mercati energetici globali. Gli attacchi alle infrastrutture dei paesi del Golfo e alle catene di approvvigionamento - dai fertilizzanti al gas liquefatto - mirano a imporre un "premio di rischio" permanente sull'economia mondiale. Questa pressione economica è intesa come una leva politica contro gli Stati Uniti, specialmente in vista delle scadenze elettorali americane.
Nasr ha sollevato un allarme anche sulla sostenibilità logistica del conflitto. Esiste una profonda asimmetria di costi: l'Iran utilizza droni economici che costringono gli Usa e Israele a consumare intercettori (come i Patriot o i sistemi Thaad) estremamente costosi e limitati nella produzione. Questa dinamica potrebbe compromettere la prontezza militare americana non solo in Medioriente, ma anche in Ucraina e in Asia.
In conclusione, Nasr ha avvertito che un eventuale collasso dello Stato iraniano non porterebbe necessariamente alla pace, ma potrebbe generare una versione ancora più radicale del regime o, peggio, uno scenario di instabilità decennale su vasta scala, con pesanti conseguenze umanitarie e crisi di rifugiati che già iniziano a intravedersi sul fronte libanese.
«Gli Stati Uniti – ha concluso – sono tornati a essere preoccupati dal Medio Oriente proprio mentre cercavano di spostarsi verso l'Asia», ha osservato Nasr, sottolineando come Washington non abbia oggi una via d'uscita agevole da questo conflitto.