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Festival della resilienza - La testimonianza di Giulia Romanin (presidente di POLINOTE): «Non fermarsi mai, questa è stata la nostra risposta»

 

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Nel week-end, in Biblioteca, attività culturali, ludiche e dibattiti sui temi dell'economia, della mobilità, del turismo, della cultura, della coesione e dell'inclusione sociale alla luce delle sfide future del mondo post-pandemico | Prenotazione obbligatoria per partecipare in presenza.

Sono aperte, consultando il calendario pubblicato sul sito » www.pordenoneresiliente.it (link esterno), le agende di prenotazione per quanti desiderano partecipare, sabato 29 e domenica 30, al Festival della Resilienza, evento organizzato da ConCentro, azienda speciale della Camera di Commercio di Pordenone – Udine e Comune di Pordenone che si svolgerà nella Biblioteca Civica cittadina. I posti disponibili, infatti, sono estremamente limitati. Gli eventi saranno comunque trasmessi in diretta streaming sulla pagina FB di ConCentro (@ConCentro).
Nel chiostro della biblioteca si esibiranno artisti e musicisti proposti dalla scuola Polinote – da Michela Grena a Francesco Bearzatti, dai Bedroom Symphonies agli Osian duo – attori e compagnie teatrali locali – Ortoteatro e la Storica Società Operaia di Pordenone con Mi go talent – e l’imperdibile duo comico I Papu. In sala Degan si svolgeranno 6 laboratori di robotica per bambine e bambini, ragazze e ragazzi.
 
Di resilienza ci ha parlato Giulia Romanin, presidente della Cooperativa Polinote, onlus fondata nel 2013 diventata una realtà di riferimento non solo nel Pordenonese, nel campo della formazione e dell'organizzazione di eventi musicali. «Svolgiamo attività formativa in vari comuni del Friuli e del Veneto – dice Romanin – coinvolgendo ogni anno circa 40 docenti di musica e più di 700 allievi, oltre ad attivare importanti attività di scambio culturale con realtà estere. Il Covid ha messo seriamente in crisi l'intera impresa culturale, perché non ci occupiamo solo di fare corsi, ma produciamo iniziative che coinvolgono tutto il mondo della musica. Il più grande sforzo è stato quello di non abbandonarsi alla sfiducia e soprattutto di dare forza e sostegno anche dal punto di vista psicologico a tutta la squadra di Polinote, proponendo una visione positiva per il futuro e cercando di trovare soluzioni ai problemi da affrontare. Anche per le lezioni abbiamo adottato un modello che cercasse di superare i limiti della cosiddetta DAD (…). Siamo riusciti a ripartire, a fine maggio, e durante l'estate abbiamo registrato una forte affluenza ai corsi. Con le nuove disposizioni abbiamo chiuso, aperto, chiuso e questo non ci ha permesso di realizzare in modo completo l’anno di studi. La pandemia ha comportato un calo notevole di alunni, un dato che colpisce il progetto culturale, ma che mette anche duramente in crisi il progetto imprenditoriale (…). Il Covid – sostiene Romanin – ha anche stoppato molte iniziative promettenti che avevamo appena avviato. Per esempio, nell’ottobre 2019, avevamo inaugurato un progetto che si chiama Polinote Music Room (…) rivolto alla nostra comunità un po’ più grande, quella chi ci segue al festival, agli amici e agli stessi insegnanti della scuola. Abbiamo aperto Polinote Music Room e questo ci ha fatto scoprire di avere una comunità ampia con persone che venivano da fin Trieste o da Caorle. Con il Covid il progetto si è trasformato in salotto musicale live, il lunedì sera ogni 15 giorni: da giugno 2020 ad oggi abbiamo interrotto solo ad agosto mentre abbiamo sospeso i workshop e i laboratori. La nostra risposta alla pandemia, la nostra resilienza è stata questa».

L’intervista integrale è disponibile sul sito » www.pordenoneresiliente.it (link esterno)

 

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